Camminando sulla strada che porta verso il Monte di Cuma, alzando gli occhi verso la rocca pietrosa, ci si trova spiazzati da un’immagine strana e misteriosa. È un antico gigante sdraiato? Un elefante prestorico che sbuca dalla terra?


Due buchi scuri sotto la sommità del Monte paiono osservare come da un tempo lontanissimo chi si avvicina all’Acropoli di Cuma, ad aumentare il senso di sacralità del luogo. Ma cosa sono in realtà quegli spazi vuoti che sembrano occhi?
La soluzione del mistero è forse meno “fantastica” di giganti ed elefanti, ma altrettanto affascinante per il sovrapporsi di lontanissime epoche storiche. Infatti quei buchi sono solo alcune delle testimonianze del complesso sistema di fortificazioni militari che prende il nome di Bunker di Cuma.


Alla fine del 1942, con il peggioramento della situazione della Seconda Guerra Mondiale ed in previsione di un eventuale sbarco alleato, gli alti comandi militari decidono la trasformazione dell’intero litorale flegreo in zona militare. Anche Cuma con la sua Acropoli, grazie alla  felice posizione e conformazione che ne ha fatto una munita roccaforte fin dall’antichità, attira l'attenzione dei militari che vi pongono un posto di osservazione per l’avvistamento aereo. Viene infatti scelta per la trasformazione in Caposaldo di Contenimento Costiero. A presidiare l’imponente complesso di Cuma vengono chiamate unità di varie specialità, che messe insieme hanno la consistenza di un battaglione rinforzato. Il caposaldo viene denominato “Brescia”.
Proprio sull’Acropoli, ai piedi del Tempio di Giove, sono costruite due baracche destinate ad ospitare i primi soldati addetti alla difesa costiera. Per immagazzinare i proiettili viene addirittura utilizzata la stessa “Grotta della Sibilla” mentre la “Cripta Romana” è adoperata come passaggio tra una postazione e l’altra.


I bunker sono formati da un sistema di fortificazioni sotterranee che si sviluppano sostanzialmente su tre livelli e sono interconnesse tra loro attraverso trincee e rampe ipogee. Durante alcune esplorazioni del 1991, sulla parte alta della collina a circa 50 m di quota, furono individuate diverse trincee in sotterraneo e una piattaforma per l’artiglieria antiaerea. A quota 20 m circa, fu inoltre rilevato un ampio e suggestivo bunker scavato all’interno della collina, caratterizzato da un grande corridoio interno connesso a otto gallerie di cui sei provviste di postazioni di tiro per artiglieria pesante. Queste ultime si sviluppano secondo una planimetria a ventaglio che permette di controllare, visivamente e balisticamente, sia la zona occidentale in direzione della costa sia la campagna settentrionale, funzionale quindi al monitoraggio del traffico marittimo e al controllo della via Domiziana. Ai piedi della collina, infine, a circa 6 metri di quota, si sviluppano quattro bunker sotterranei con due e più postazioni di tiro.
Nel luglio 1943, in seguito alla reale prospettiva di uno sbarco alleato nella zona, anche i tedeschi collaborano con una loro sezione, composta da due pesanti pezzi antiaerei. Questi sono piazzati a Cuma sulla terrazza sottostante il Tempio di Giove; il personale è composto da circa 20 soldati ed il posto comando si trova nella vicina Villa Vergiliana, costruita proprio dai tedeschi nel 1911 per una società archeologica. Tuttavia, contrariamente a quanto previsto dai tedeschi e dagli italiani, gli alleati scelgono il golfo di Salerno per il loro sbarco dell’otto settembre 1943 e, con il contemporaneo annuncio dell’armistizio firmato dall’Italia, s’incrinano i rapporti tra le forze tedesche e quelle italiane.


Il 12 settembre, dopo una strenua difesa italiana, condotta dal 230° battaglione, i tedeschi occupano il caposaldo ed una loro guarnigione subentra a quella italiana, ma la veloce avanzata degli alleati induce i militari della Wehrmacht a lasciare il Monte. Prima di andar via, i guastatori tedeschi provvedono a minare i bunker ed a distruggere tutto quanto possa essere utile. A tale scopo fanno saltare in aria le fortificazioni di Cuma.
Con l’occupazione alleata, tutto il perimetro del caposaldo di Cuma è destinato ad esercitazioni di sbarco e di demolizioni da parte dei Rangers che così si apprestano all’operazione di Anzio. In seguito l’area sarà destinata all’addestramento della 3° Divisione americana in previsione dello sbarco in Provenza ed in questo caso molto apprezzata è la rupe trachitica.
Con la fine del conflitto i bunker vengono abbandonati, lasciando sul Monte di Cuma quegli occhi che sembrano voler ammonire chi si avvicina a non dimenticare la ferocia della guerra che ha sconvolto questi luoghi apparentemente tranquilli e immutati nei secoli.

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