Una misteriosa pietra nera con tracce di sangue che appaiono e scompaiono. Una statua con cicatrici fatte risalire a miracolose manifestazioni del santo. Venite a scoprire i misteri e le leggende del Santuario di San Gennaro alla Solfatara.


Abbiamo già raccontato come, secondo la leggenda tramandata fin da testi antichissimi come gli Atti Bolognesi, un codice del VI-VII secolo ritrovato nel 1774, il martirio di San Gennaro sia avvenuto in quel luogo già carico di significati ultramondani che è la Solfatara di Pozzuoli. Tuttavia ci sono ancora molti misteri su cui provare a fare luce che ruotano intorno alla decollazione del Vescovo di Benevento e al luogo che ne avrebbe fatto da scenario.


Proprio dove tradizionalmente si colloca il luogo del martirio oggi sorge il santuario di San Gennaro alla Solfatara, una piccola chiesa dalla facciata sobria, realizzata verso la fine del 1500 sull’impianto di una chiesetta risalente all'VIII secolo. All’interno del santuario sono conservati due oggetti molto misteriosi, intorno ai quali ruotano leggende secolari.
Il primo oggetto misterioso è custodito nella cappella destra della navata: la pietra sulla quale, secondo la tradizione, il santo avrebbe poggiato la testa e offerto il collo al suo boia. L’aspetto sovrannaturale legato a questa pietra sarebbe legato ad alcune tracce tradizionalmente identificate come quelle del sangue di San Gennaro. Nei giorni che precedono l'anniversario della sua decapitazione, e che tutta la città di Napoli celebra assistendo al miracolo della liquefazione del sangue, le presunte tracce di sangue assumono ogni giorno di più un colore rosso rubino, mentre durante tutto il resto dell'anno la pietra è nera.
Il mistero tuttavia si fa fitto se si presta attenzione agli studi più recenti che identificano la pietra come un altare risalente ad almeno due secoli dopo i fatti del martirio. Inoltre si ritiene impossibile che venisse usata una pietra come ceppo per le decollazioni, dal momento che il marmo avrebbe rovinato la lama della spada o della scure. D'altra parte, l'iconografia del martirio raffigura il santo semplicemente inginocchiato con il capo proteso nel vuoto e senza ceppo.
Resta il mistero di quelle tracce che da secoli i fedeli vedono farsi rubiconde.


Nella stessa cappella della pietra è presente anche un busto di San Gennaro al quale si attribuiscono diversi eventi prodigiosi. Le leggende da due “segni particolari” della statua: il naso riattaccato e una incisione sulla guancia destra.
Nel 1656, durante la terribile pestilenza che falcidiò la popolazione di Pozzuoli, nella speranza che il Santo facesse il miracolo fu deciso di portare in processione la statua per le viuzze del Rione Terra, allora massimo agglomerato urbano della città. Già all'altezza della chiesa di san Celso fu notato che il volto del santo presentava graffi sanguinolenti. Mano a mano che la processione avanzava i segni si trasformarono in una “bolla negra”, assumendo la forma del bubbone pestilenziale. Ad un tratto, si squarciò emanando nell'aria un odore di bruciato, lasciando sulla guancia della statua solo quel segno visibile ancora oggi. San Gennaro aveva preso su di sé la peste ed aveva liberato la popolazione di Pozzuoli.


Altra leggenda è invece legata al naso del santo, che risulta evidentemente rotto e incollato. Dei presunti Saraceni, durante un’incursione piratesca, avrebbero mutilato la statua con un colpo di scimitarra. I fedeli più volte ordinarono a vari scultori un nuovo naso ma nessuno di quelli proposti riuscì ad attaccarsi al viso mutilo. Intanto numerosi pescatori si trovarono più volte nelle reti un pezzo di marmo dalla forma strana che, scambiato per un semplice sasso veniva rigettato in mare. Fu uno di questi pescatori a riconoscere in quella pietra la forma di un naso e la portò in chiesa dove, secondo la leggenda, il sasso volò dalle mani del pescatore per tornare al suo posto originale, tra gli occhi e la bocca della statua.

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