Molte centinaia di anni prima delle partite di Champions League, i più grandi campioni dello sport si sono sfidati proprio qui, nei Campi Flegrei, fra gli spalti dello Stadio di Antonino Pio, uno dei gioielli archeologici che oggi a Pozzuoli fanno capolino fra gli elementi della città moderna.


Alteti come Aurelius Helix e Parelius Aurelius Alexander hanno calcato la terra dell'impianto che sorgeva immediatamente ad occidente della città di Puteoli. Se i loro nomi, rispetto a quelli di Cristiano Ronaldo e Messi, oggi non vi dicono niente sappiate che, nelle specialità della lotta e del pancrazio, hanno entrambi vinto più volte ai Giochi Olimpici e parliamo di quelli originali, ad Olympia, nei primi anni del III secolo d.C. La presenza di questi campioni a Pozzuoli è attestata da un grande mosaico pavimentale bianco e nero che raffigura due coppie di atleti, oggi visibile al Museo dei Campi Flegrei.
 
Lo Stadio, riportato alla luce nel 2008, venne realizzato per volere dell’imperatore Antonino Pio in onore dello spirito filoellenico del suo predecessore Adriano. La costruzione sorge nell’area di una delle ville di Cicerone, dove Adriano venne sepolto dopo la morte avvenuta a Baia nel 138 d.C. In questo stadio si svolgevano gare quinquennali di tipo olimpico note con il nome greco di Eusebeia. Lo Stadio di Antonino era ubicato sull’antica via Domitiana (oggi via Luciano) dalla quale si può ammirare in tutta la sua grandiosità. Per la rarità di questa tipologia di edificio romano in Occidente, fatta eccezione per lo stadio di Domiziano oggi piazza Navona, il monumento assume una particolare importanza. L’intera area fu sepolta in seguito all’eruzione del Monte Nuovo del 1538, tranne alcune parti che furono inglobate in una masseria nel XIX secolo. La moderna via Domiziana lo ha tagliato nel senso della lunghezza compromettendone l’unitarietà.
 
L'impianto, largo 70 metri e lungo 300, presenta la tradizionale pianta rettangolare con uno dei lati brevi curvi (sphendone) e l’altro, riservato alla partenza degli atleti, caratterizzato da un leggero andamento curvilineo. Su questo lato – dove si sono concentrate nell’ultimo decennio del secolo scorso differenti campagne di scavo effettuate grazie ai fondi regionali– si apre un varco monumentale a doppia cortina, originariamente coperto da una volta in muratura. Quest’ingresso introduceva gli atleti direttamente alla pista. L’accesso agli spettatori, invece, avveniva dal fronte settentrionale filtrato da diversi avancorpi, dei quali si è potuto mettere in luce soltanto il primo ad Est, intervallati da spazi verdi. Passando attraverso di essi ci si immette in un ambulacro con pavimentazione in cocciopesto e copertura a volta composita; da qui, mediante differenti varchi (vomitoria), il pubblico accedeva ai vari settori degli spalti (cavea).

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